La mia Primavera Indiana





La mia Primavera Indiana

poesia di Francesco Zaffuto

letta


La mia Primavera Indiana

Il mio cavallo è vecchio
E lo lascio a brucare
La nascente erba sul prato
Non lo cavalco più

Ho attaccato ad un chiodo
Il mio copricapo di penne colorate
Ormai
Combatto solo con la mia saggezza
Che a volte mi accompagna
E a volte si schernisce

Mi hanno chiesto
Quante sono le mie primavere
Non mi aspettavo così tante

Con occhio astratto
Guardo le lente primavere passate
Per costruirmi
E le veloci primavere che passo
Per distruggermi

Ora la primavera del mondo torna
Ed è la stessa
Ma forse non è la stessa
Non sento più forti gli odori di un tempo

Forse non sono io lo stesso

Lei non è la stessa
Ed io non sono lo stesso
E tutte queste  ess
Sono solo un senso
Incompiuto
Solo un ssibilo
Che si perde nella prateria

Francesco Zaffuto

immagine da internet

4 commenti:

  1. Lieve malinconia struggente avvolge questi tuoi straordinari versi.

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  2. amo molto, come probabilmente tu, gli indiani e questa poesia semplice e forte nello stesso tempo rende onore ad una gente che è scomparsa, o quasi, per la stupidità di un'altra. Un modo dolce per chiedere scusa

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    Risposte
    1. grazie Luisa. C'è una parte indiana dentro di noi che va cercata. ciao

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